Muti e non se ne parli più!

Capita spesso che malumori, incomprensioni, ingiustizie, lutti, rimorsi e dispiaceri vari, rovinino le nostre giornate.
La cosa può diventare ancora più spiacevole, quando le ferite ricevute si cronicizzano e continuano a pesare come macigni sulla nostra esistenza.

Si può rimanere per anni a rimuginarci sopra, spesso senza uscirne, e tutto questo dolore aggrava il nostro modo di vivere la vita.
Facile, dunque, cercare di scappare dai dispiaceri, cercando quello che talvolta resta l’unico piacere: il cibo e i suoi numerosi contenuti aggiuntivi come: consolazione, rivincita, felicità, gioia, trasgressione, entusiasmo, brama.

Va da sé però, che continuando a riempirci di piacere, non stiamo rispettando come si deve il nostro corpo, che dovrà faticare parecchio per portarci in giro a lungo.

Occorre puntare verso una strada nuova!

Liberiamoci dai macigni che ci stanno schiacciando e cerchiamo la leggerezza dell’anima per riconciliarci con la bellezza della vita. Da oggi in poi, ogni volta che ci sentiamo tristi, rimuginando sui nostri dolori, facciamo qualcosa di utile:

Rivolgiamoci al Dio Premio perché ci conceda il dono della serenità e dichiariamo ad alta voce un bel:

NON SE NE PARLI PIU’.

Ovviamente ognuno potrà scegliere la propria frase motivante, l’importante è che funzioni da STOP IMMEDIATO ai propri ragionamenti autodeprimenti.

Liberare la mente dai ragionamenti contorti e dolorosi è un primo passo per aprire uno spiraglio alla felicità. Una persona felice si gode meglio la vita ed è a più agio in tutti i campi, senza mai strafare. Cominciate pian piano e vi renderete conto man mano che senza pensieri cattivi è tutto più semplice e gradevole. Ricordatevi che è tutto nella vostra testa: aprite la mente!

Le diete fanno male.

Lo dimostra la foto qui sopra che per molti rappresenta un sogno proibito. Eppure non è vietato cibarsene, nemmeno se siete fortemente in sovrappeso. Tutto sta nel trovarne adeguati limiti.

Limiti che possono essere di porzione, riducendone la quantità, di tempo, quando si riducono gli orari in cui si può mangiare, di qualità, se si punta a cibarsi di solo cibo di alta qualità.

Esaminiamo questi limiti per capire quale sarà la vostra scelta.

Chi limita le porzioni deve badare esclusivamente a servirsi una porzione più piccola, senza ridurne selettivamente solo i grassi, solo gli zuccheri o solo i cibi ricchi di colesterolo.
Quanto più piccola, dovrà essere deciso sperimentando. Provate a mangiare metà di quanto avreste voluto. Se vi accorgete di avere ancora fame aumentate di un ulteriore 10%, fino a quando non avrete di nuovo fame.

Un utile trucco è quello di iniziare il pasto con una insalata fresca e ben condita e poi procedere con il piatto forte, mantenendo un ritmo piuttosto lento.
Alzatevi poi subito da tavola e testate la vostra fame: quando vorrete mangiare di nuovo? subito? dopo due ore? dopo 4 ore? Cercate di capire quanto dura la vostra sazietà e se serve correggete il tiro.

Oggi molti preferiscono limitare la finestra di tempo in cui si può mangiare. Lo chiamano digiuno intermittente. Ci sono regole precise, studiate su misura, possibilmente con l’aiuto di un medico esperto, per individuare gli orari del digiuno in cui vanno evitate anche eventuali calorie nascoste nelle bevande, mentre negli altri orari si può mangiare con moderazione. Il più gettonato è il tipo di digiuno a intervalli: 16 ore di digiuno seguite da una finestra di otto ore per consumare i pasti. Si può decidere quindi se si preferisce fare a meno della colazione o della cena, Alcuni arrivano addirittura a cibarsi una sola volta al giorno. 

Una scelta da gourmet, infine, è quella della Dieta Paradossale, del Dottor Giorgio Nardone.
Il funzionamento di questa dieta sta proprio nell’evitare di sentirsi a dieta, individuata come maggiore causa del ritorno al sovrappeso.
Per questo la persona sceglie liberamente i suoi pasti e non si sente a dieta, mentre punta sull’alta qualità degli alimenti scelti: se si desidera un primo piatto si sceglieranno con cura i migliori condimenti, che siano frutti di mare o tartufi bianchi; se si desidera un secondo piatto si opterà per il taglio di carne migliore o i formaggi più ricercati oppure i migliori cibi bio; ovviamente per mantenere questo stile di vita, più dispendioso, sarà opportuno tagliare le quantità, a tutto vantaggio della linea e del gusto.

Ulteriore ed essenziale compito, consiste nell’invocare la Dea Previsione e immaginare, la sera prima o la mattina del giorno stesso, cosa si desidera davvero mangiare nell’arco della giornata, figurandosi i piatti finiti, scegliendo con cura anche cosa bere e quanto, in quale bicchiere, con quali posate, immaginando sapori e profumi, per poi mettere tutto in pratica dal vero.

Attenzione a non sottovalutare il consiglio della Dea Previsione, potrà sembrare un esercizio superfluo, ma ha la sua importanza nell’educare la mente a desiderare proprio ciò che si intende mangiare; come effetto collaterale (visto che si è già gustato il pasto con l’immaginazione) l’appetito potrebbe essere più modesto.

Per aiutare l’immaginazione ci viene in soccorso la Dea Lista.
Con lei potrete imparare il magico potere delle liste. Si sa che la fretta è nemica del giusto peso, perché ci spinge a ingoiare di tutto senza riflettere. Invece, avere sottomano un elenco di liste ci può aiutare a scegliere con calma ed evitare le abbuffate occasionali.

Naturalmente dovrete essere voi stessi a compilare le vostre liste ragionate, secondo le vostre esigenze e i vostri gusti. E non si parla di solo cibo. Probabilmente le liste vi aiuteranno a pianificare anche altri aspetti della vostra vita. Guardate qui.

Unica regola: fare tre pasti al giorno e non mangiare mai fuori pasto. Quindi in un certo senso anche questa comporta una limitazione di tempo, ma con orari più tradizionali, che non sconvolgono più di tanto la routine giornaliera.

Se si trasgredisce però, per esempio mangiando un cioccolatino di pomeriggio, secondo la regola del professor Nardone, si dovrà mangiarne altri 9, se si mangia un pezzo di pizza se ne dovranno mangiare altri 9.
E questo diventerà un auto-limite mentale, visto che difficilmente qualcuno potrebbe avere voglia di mangiare 10 porzioni di seguito dello stesso alimento, specialmente fuori pasto.

Repetita iuvant (la cosa giusta)

ripetizione

“Le cose ripetute giovano”. Era un detto latino.
Oggi si direbbe: la madre di tutte le abilità è la ripetizione.
Detto così sa di noia, ma invece, se pensate a tutte le cose in cui siete diventati abili, vi rendete conto che la ripetizione vi è servita moltissimo.
E non vuol dire che manchi la creatività, anzi: quella nasce proprio quando si è imparato e accettato talmente bene una cosa, che ci si può permettere di aggiungere del vostro.

Quando si cerca di imparare qualcosa di nuovo c’è sempre una resistenza, perché accettare le novità comporta fatica. In realtà quella piccola fatica sarà lungamente ricompensata dalla nuova abilità. Nel lavoro, come nella vita privata, imparate di continuo nuove tecniche e scorciatoie che vi facilitano la vita.

Veniamo al nocciolo: vi hanno messo a dieta, oppure siete andati spontaneamente a parlarne con un esperto. Qualcuno perderà tempo a lottare contro le presunte privazioni imposte dal nutrizionista, compresa quella assurda idea di fare movimento fisico.
Ma prima o dopo, converrà scendere a patti e cominciare a fare la cosa giusta.

Giorno dopo giorno, pesata dopo pesata, imparerete a calcolare le giuste porzioni; comincerete dalle passeggiate, aggiungerete dei movimenti con le braccia, porterete in mano dei pesetti e arriverete persino alle corsette.

L’importante è continuare imperterriti a ripetere e ripetere questi nuovi gesti, finché non sembreranno parte di voi. A quel punto non sentirete più la fatica e vi sentirete sempre più forti, con nuove idee per migliorare il vostro percorso.

Quando, ripetizione dopo ripetizione, vi renderete conto di aver appreso completamente la vostra routine, vi sentirete completamente a vosto agio.

La settimana santa

settimana santa

Ogni religione dipana i propri riti nel corso dell’anno. E’ utile per rinnovare impegni e promesse, rammentando agli adepti che la giusta via è foriera di successi e riempie di gioia.

Gli Dei della Dieta sono contrari ai sacrifici umani, percorrono piuttosto la strada della tolleranza, non dimenticando però che per vincere occorre una buona dose di determinazione.

E la determinazione va allenata, come qualunque dote fisica o morale.

Se, con calma, scegliete la settimana giusta per rafforzare il vostro impegno, non solo sarà accelerato il vostro cammino, ma rappresenterà quella pietra miliare da ripetere più volte per diventare più forti e felici.

Scegliete le vostre mete in merito di perdita di peso o centimetri, buttatevi: lanciate una scommessa e immaginate come procedere per vincerla. Porzioni più ridotte? Passeggiate più lunghe? Tisane drenanti?

Sembra strano ma funziona anche l’abbinamento con qualche faccenda domestica. Ripulire il bagagliaio dell’auto o lo stanzino degli impicci, decidervi a buttare il vecchiume accumulato in fondo agli armadi, riordinare i cassetti, possono aiutarvi a fare più spazio in casa e nella mente. Segnatevi due o tre lavoretti da sbrigare nella Settimana Santa.

Per incentivare la riuscita della settimana santa, vi rivolgerete al Dio Premio, chiedendogli la giusta ricompensa.
Scegliete il premio, qualsiasi cosa va bene: un biglietto per cinema o teatro, una seduta in un centro estetico, una gita, un capo d’abbigliamento… che però vi concederete solo se avete fatto i compiti indicati nel paragrafo precedente.

To play

recitare

Nella lingua inglese il verbo to play significa per lo più giocare, ma anche funzionare o recitare e interpretare ruoli.

E’ un verbo simpatico, spinge all’azione e regala un po’ di felicità a chi vuole provarci.

Recitare, interpretare il ruolo di qualcun altro, giocare a trasformarsi, può rappresentare una piccola fuga dai noiosi problemi di sempre. La cosa sorprendente è che a volte incide più profondamente di quanto si pensi.

Si entra per gioco in un personaggio…
Ma sì, dai, stavolta voglio impersonare una persona magra, sportiva, agile, sempre attiva… una che non ha mai fame, di quelle che mangiano come uccellini e lasciano sempre qualcosa.
Come ce lo immaginiamo questo alter ego? Possiamo prendere in prestito un mix di caratteristiche di persone che conosciamo. Indaffarato come Michele, schizzinosa come Giordana, sulle nuvole come Renato, salutista come Loreta.

Studiateli all’ora di pranzo. Come farebbero? Michele starebbe sulle spine e si limiterebbe a qualche boccone, pur di scappare verso le sue faccende. Renato mangerebbe svogliatamente, col cervello perso dietro qualche sogno.  Giordana sarebbe molto occupata a vivisezionare il piatto con sospetto, dividendo i buoni dai cattivi. Loreta si gusterebbe quello che ha davanti, senza particolare fretta, ma pronta a sgambettare all’aria aperta per fare un po’ di movimento.

Avete attinto all’immaginazione, nel fare questo piccolo gioco. La Dea Previsione potrebbe indurvi a cambiare atteggiamento pensando al vostro prossimo pasto. Secondo quanto avete nelle vostre corde, magari stasera a cena giocherete a interpretare Giordana, a partire dalla smorfia di sospetto, che vi indurrebbe a mangiare porzioni più piccole. Oppure come Michele non vedrete l’ora di alzarvi da tavola, per correre ad occuparvi del vostro hobby preferito.

Si sa: quando ci si distrae non si sente neanche fame.

Vedrai, vedrai, vedrai che cambierà.

pamph

Da piccoli eravate perfetti: mangiavate per fame e smettevate per sazietà. Non avevate alcun bisogno  di stramangiare, così come oggi non avete bisogno di…

Di…?

Cosa ci potrebbe essere proprio di nessuna utilità?

Fuori la fantasia! Chiedete aiuto alla Dea Previsione, che vi fa vedere con gli occhi dell’immaginazione.

Non avete bisogno di farfalle ossigenate, per esempio! Non vi serve neanche un libro elettrico, un treno all’idrogeno, una sfinge romantica, una sedia di burro, un ventaglio stonato…

Quell’ultimo boccone dopo cena, la “scarpetta”, quel pezzo di formaggio in più, quel cioccolatino, quel biscotto, quel bicchierino di grappa, proprio non vi serve.

Come una farfalla ossigenata o una bicicletta con gli occhiali.

Scegliete l’immagine dell’inutilità, quella che vi fa più ridere, cominciate a ricostruirla in mente, arricchendola di particolari ridicoli.

E stasera, dopo cena, invece di allungare le mani sulla scatola dei biscotti, sovrapponeteci l’immagine buffa e inutile.
Ridete e sentititevi più forti. Pare che un sorriso scateni le stesse sensazioni piacevoli di un cubetto ci cioccolata!

E ricordatevi che state creando un precedente. Se riuscite a rinunciare allo sgarro, ridendoci sopra, ci riuscirete anche domani e dopodomani. Potrebbe diventare quel rimedio definitivo, senza troppi sforzi e senza spese.
Vedrai che un giorno cambierà!

L’ora legale

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E’ un’occasione unica. Quando arriva il momento di spostare in avanti la lancetta dell’orologio, si perde forse un’ora di sonno, ma si arriva con meno fame ai consueti appuntamenti dei pasti.

Perché non prenderne spunto allora, per mangiare un po’ meno?

Si fa così. Mano sullo stomaco, boccuccia storta, naso arricciato…

“Mah… davvero è già ora di pranzo? Non so… non mi va tanto di mangiare ora.
Tutta questa pasta? No, leva, leva… Meglio andarci leggeri.
Sai che c’è… ho perso un po’ di appetito, sarà la bella stagione che arriva,
la voglia di stare all’aria aperta, di sgambettare un po’…”

Ecco. Un discorsetto semplice e molto credibile. Basta indossarlo, aggiustarselo addosso, in fondo è proprio quel che pensate o che vorreste e dovreste pensare.
E, guarda un po’, è proprio con queste piccole cose che si comincia a cambiare atteggiamento e a farsi proprie prima le parole e poi le convinzioni.

La vita è come te la racconti.

Risvegli

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Scegliete una sveglia musicale, oppure accendete la radio o fate partire una play list dal cellulare, appena svegli. Una cosina rilassante o energizzante, a piacere.

Poi mettetevi a pancia sotto, guancia sul cuscino, occhi chiusi e cominciate a immaginare…

Ci sono due paia di mani che iniziano a massaggiare le vostre caviglie. Sentite le dita che insistono sui tendini di Achille. Poi vanno più su. Scavano i polpacci, pettinano i muscoli. Respirate piano. Rilassate i muscoli della faccia, godetevela.

Ecco che vi accarezzano l’incavo delle ginocchia. Ancora. Più su. Sembra che vi impastino i muscoli dietro alle cosce. Poi dei colpetti tonificanti. E’ magnifico.

E siamo ai glutei. I muscoli più grandi del corpo umano. Quanto c’è bisogno di sentirli rilassati, massaggiati, pizzicati. E ora la base della schiena, le reni, le vertebre lombari… Ahhh. Tutti i muscoli che si irradiano dalla colonna vertebrale vengono accarezzati e manipolati. E’ fantastica la sensazione di relax.

Ora le spalle e la nuca: girate la testa dall’altra parte, mentre vi sentite dipanare quelle rigidità nel collo. Poi le dita scorrono leggere sul cranio, facendo dei piccoli cerchi, il massaggio è estremamente piacevole, respirate profondamente. Ancora pochi istanti, poi aprite gli occhi, muovetevi. Stiracchiatevi, se volete.

E’ ora di cominciare la giornata!

Igiene dentale

Sembra solo un piccolo gesto, ma se dopo aver finito quel che avete nel piatto, lo allontanate da voi o, meglio ancora lo mettete nel lavandino e ci versate dell’acqua sopra, avrete compiuto un gesto molto eloquente per la vostra mente: avrete concluso il pasto.

Per meglio sottolineare la cosa, andate subito in bagno a lavarvi i denti.
La vostra igiene dentale ne guadagnerà e smetterete di mangiare
solo per gola.

Mantra a colazione

Forse non ve ne rendete conto, ma tutti usano i mantra in continuazione. Quella frasetta che si mormora fra sé, appena ci si accorge di aver compiuto una sbadataggine, quel commento maligno che ci si autorivolge se abbiamo sbagliato qualcosa e tutte le frasi buffe che abbiamo memorizzato negli anni per consolarci o insultarci.

Non appena restite da soli con voi stessi, mentre guidate, stirate o passeggiate, iniziate a dialogare internamente. Vi ripetete la lista delle cose che dovete fare, poi vi ripassate la giornata appena trascorsa e troppo spesso finite per rimproverarvi per gli errori commessi o le dimenticanze.

Così non si va avanti.

Tutte quelle frasi vanno a condizionare il vostro pensiero, le vostre opinioni, le vostre convinzioni. Non lo sapevate, ma sono delle vere e proprie mine che ostacolano il vostro percorso. 

Occorre agire.

I cambiamenti bruschi, però, non funzionano. Lentamente bisogna ricercare quelle frasi dentro di noi e modificarle pezzo per pezzo.

Sonia ha vissuto una tragedia durante l’adolescenza: ha perso sua sorella Gemma. Nella sua testa ha cominciato a ripetersi “Gemma è morta”, proprio come un mantra. All’inizio le serviva, perché non riusciva a crederci, poi pian piano è diventata una frase quasi rassicurante: quando qualcosa andava storto, ripetersi “Gemma è morta” voleva dire che niente poteva essere peggiore di quello che era già successo.
Tuttavia bisogna liberarsi degli espedienti che non ci servono più.
Sonia è adulta ora, ha una vita serena e per progredire ha bisogno di frasi più incoraggianti. Lentamente la frase è diventata ‘Gemma è m… eravigliosa’, ‘m… ia sorella’, ‘m… olto cara’ eccetera. La chimica generata nel corpo da affermazioni positive incide positivamente sul resto della nostra vita.

Per tornare alla vostra missione, sapete molto bene cosa bisognerebbe fare per tornare in forma. Mangiare meno, muoversi di più, aumentare i cibi salutari: la frutta e le verdure, evitare i cibi trattati industrialmente, i grassi idrogenati, gli zuccheri nascosti…

Perché non riassumere questi propositi in un mantra?
Sarebbe carino se ognuno inventasse il proprio e lo migliorasse man mano, adattandolo ai cambiamenti. Qualcuno potrebbe anche cantarlo, metterlo in rima, ricavarne un motto, stamparlo su una maglietta…

Recitarlo a colazione, a pranzo e a cena, mentre si fa la spesa… potrebbe cominciare a invertire quegli automatismi che vi hanno portato fuori dai vostri progetti.

Un esempio? Eat Food, Not Too Much, Mostly Plants. 

E’ il mantra del giornalista statunitense Micheal Pollan,  noto come autore di libri-inchiesta sul cibo. Eat food, cioè “mangia cibo vero” senza additivi o elementi aggiuntivi di dubbia provenienza, non edulcorato, degrassato, idrogenato ecc., Not Too Much: “non troppo” e Mostly Plants: “principalmente vegetale”.

Questo mantra, recitato prima dei pasti o meglio mentre si fa la spesa, serve a rammentarci come comporre i pasti: mezzo piatto composto da vegetali, possibilmente di due o tre tipi (così da assimilare contemporaneamente diversi nutrienti, ma anche, purtroppo, per evitare di assumere una quantità eccessiva di eventuali veleni usati in agricoltura), un quarto di piatto composto da cereali, meglio integrali, l’ultimo quarto da proteine animali o vegetali, i giusti grassi per condire. La libertà di scelta, in questo ambito, diventa gratificante, perché ci consente di essere protagonisti nella composizione della propria dieta e quindi più consapevoli e più felici. I veri artefici del nostro progetto.

Magari per qualcuno i problemi derivano dai fuori pasto, il mantra giusto allora potrebbe essere “Nulla senza posate”. E se vi invitano a un pranzo di matrimonio? “Solo con la mano sinistra” (o la destra, se siete mancini) vi aiuterà a stancarvi prima di essere satolli.