Il Dio Premio

pamph-0073.jpg

(L’uccello che pattinava sull’acqua.)

Il Dio Premio è di animo gentile e generoso. Ciò che lo rende tale è la benevolenza con cui lo ha ricompensato la vita.

Fu la madre Acqua a trasformarlo da vanitoso essere volante a Dio dei due mondi, da allora si muove sulla liscia e vibrante superficie del lago Comaranto, che separa il mondo liquido da quello volatile, immerso nell’ossigeno che dà vita e respiro agli esseri volanti e natanti.

Un Dio così fortunato non può che svolgere la sua funzione nell’assistenza e vicinanza agli esseri mortali, che aiuta a progredire invogliandoli con dovizia di premi, per renderli felici e appagati, chiedendo in cambio solo un pizzico di impegno.

Ciò che verrà chiesto al Dio Premio sarà donato moltiplicato.

Il simbolo del Dio Premio è un qualsiasi ciondolo, quello che vi piace di più, che è però importante tenere legato con un nastrino colorato, come quello che si mette sui pacchi regalo, ne basta uno piccolino, da tenere in tasca e giocherellarci con le dita, mentre si esprime un desiderio.

La resa

resa

Nasciamo tutti normopeso, ci alimentiamo per necessità e con naturalezza. Poi qualcosa si guasta: il cibo comincia ad essere una sorta di rimborso per i torti subìti, una panacea che tutto lenisce, poi un’abitudine irrinunciabile, una resa incondizionata ad un meccanismo trascinante, che conduce a un circolo vizioso dove sovralimentarsi è sia la causa che l’effetto del sovrappeso e dell’obesità.

Eppure basterebbe ribaltare la prospettiva. Invece di arrendervi alla voglia golosa e famelica fino all’ultimo boccone, dovreste arrendervi alla bellezza tranquilla della regolarità.

In fondo “resa” è una bellissima parola. Perché contiene in sé il significato di restituzione. Restituzione alla vita, alla dignità, alla tranquillità, al benessere, alla pace interiore col proprio corpo.

Per comprendere la resa, però, tocca sottostare alle sue regole.

Tornate ai primi giorni di scuola elementare.
Durissima, dopo la festosità dell’asilo, piegarvi all’idea di restare seduti, rispondere alle domande, fare i compiti a casa, tenere in ordine l’astuccio, colorare senza uscire dalle righe… Poi, quando cominciate a fare del vostro meglio, raccogliendo buoni voti e complimenti, spunta quel bel sorriso della soddisfazione. Vi date da fare, ci riuscite, imparate nuove cose, siete fieri di voi!

Non succede di colpo. La prima regola è la gradualità. Si comincia con poco: un regime alimentare più sano, una passeggiata ogni giorno più lunga e spedita, porzioni più ridotte, l’aiuto di un nutrizionista bravo e sensibile che vi insegni a mangiare.
(Magari liberandovi di vecchi pregiudizi: iniziando a fare colazioni salate, diffidando degli zuccheri e includendo i grassi buoni.)

Piano piano si devono lasciare le redini, cominciare a fidarsi, scivolare nella routine alimentare tranquillamente, smettere di lottare contro se stessi. Arrendendosi docilmente.

Nessuno vi impedirà di festeggiare un compleanno, mangiare un gelato o uscire a cena con gli amici. Semplicemente ne godrete e poi tornerete alla lieta routine. 
E prima di accorgervi che vi stiate limitando, vi sentirete più leggeri e felici.

Dedicate questo proponimento alla Dea Rimedia, che è la Dea del risanamento dopo una caduta.