Risvegli

marelax

Scegliete una sveglia musicale, oppure accendete la radio o fate partire una play list dal cellulare, appena svegli. Una cosina rilassante o energizzante, a piacere.

Poi mettetevi a pancia sotto, guancia sul cuscino, occhi chiusi e cominciate a immaginare…

Ci sono due paia di mani che iniziano a massaggiare le vostre caviglie. Sentite le dita che insistono sui tendini di Achille. Poi vanno più su. Scavano i polpacci, pettinano i muscoli. Respirate piano. Rilassate i muscoli della faccia, godetevela.

Ecco che vi accarezzano l’incavo delle ginocchia. Ancora. Più su. Sembra che vi impastino i muscoli dietro alle cosce. Poi dei colpetti tonificanti. E’ magnifico.

E siamo ai glutei. I muscoli più grandi del corpo umano. Quanto c’è bisogno di sentirli rilassati, massaggiati, pizzicati. E ora la base della schiena, le reni, le vertebre lombari… Ahhh. Tutti i muscoli che si irradiano dalla colonna vertebrale vengono accarezzati e manipolati. E’ fantastica la sensazione di relax.

Ora le spalle e la nuca: girate la testa dall’altra parte, mentre vi sentite dipanare quelle rigidità nel collo. Poi le dita scorrono leggere sul cranio, facendo dei piccoli cerchi, il massaggio è estremamente piacevole, respirate profondamente. Ancora pochi istanti, poi aprite gli occhi, muovetevi. Stiracchiatevi, se volete.

E’ ora di cominciare la giornata!

Igiene dentale

Sembra solo un piccolo gesto, ma se dopo aver finito quel che avete nel piatto, lo allontanate da voi o, meglio ancora lo mettete nel lavandino e ci versate dell’acqua sopra, avrete compiuto un gesto molto eloquente per la vostra mente: avrete concluso il pasto.

Per meglio sottolineare la cosa, andate subito in bagno a lavarvi i denti. La vostra igiene dentale ne guadagnerà e smetterete di mangiare solo per gola.

Mantra a colazione

Forse non ce ne rendiamo conto, ma tutti usiamo i mantra in continuazione. Quella frasetta che mormoriamo fra noi, appena ci accorgiamo di aver compiuto una sbadataggine, quel commento maligno che ci autorivolgiamo se abbiamo sbagliato qualcosa e tutte le frasi buffe che abbiamo memorizzato negli anni per consolarci.

Non appena restiamo da soli con noi stessi, mentre guidiamo, stiriamo o passeggiamo, iniziamo a dialogare internamente. Ci ripetiamo la lista delle cose che stiamo per fare, poi ci ripassiamo la giornata appena trascorsa e troppo spesso finiamo per rimproverarci per gli errori commessi o le dimenticanze.

Così non si va avanti.

Tutte quelle frasi vanno a condizionare il nostro pensiero, le nostre opinioni, le nostre convinzioni. Non lo sapevamo, ma sono delle vere e proprie mine che ostacolano il nostro percorso. 

Occorre agire.

I cambiamenti bruschi, però, non funzionano. Lentamente bisogna ricercare quelle frasi dentro di noi e modificarle pezzo per pezzo.

Sonia ha vissuto una tragedia durante l’adolescenza: ha perso sua sorella Gemma. Nella sua testa ha cominciato a ripetersi “Gemma è morta”, proprio come un mantra. All’inizio le serviva, perché non riusciva a crederci, poi pian piano è diventata una frase quasi rassicurante: quando qualcosa andava storto, ripetersi “Gemma è morta” voleva dire che niente poteva essere peggiore di quello che era già successo. Tuttavia bisogna liberarsi degli espedienti che non ci servono più. Sonia è adulta ora, ha una vita serena e per progredire ha bisogno di frasi più incoraggianti. Lentamente la frase è diventata ‘Gemma è m… eravigliosa’, ‘m… ia sorella’, ‘m… olto cara’ eccetera. La chimica generata nel corpo da affermazioni positive incide positivamente sul resto della nostra vita.

Per tornare alla nostra missione, sappiamo molto bene cosa bisognerebbe fare per tornare in forma. Mangiare meno, muoversi di più, aumentare i cibi salutari: la frutta e le verdure, evitare i cibi trattati industrialmente, i grassi idrogenati, gli zuccheri nascosti…

Perché non riassumere questi propositi in un mantra? Sarebbe carino se ognuno inventasse il proprio e lo migliorasse man mano, adattandolo ai cambiamenti. Qualcuno potrebbe anche cantarlo, metterlo in rima, ricavarne un motto, stamparlo su una maglietta…

Recitarlo a colazione, a pranzo e a cena, mentre si fa la spesa… potrebbe cominciare a invertire quegli automatismi che ci hanno portato fuori dai nostri progetti.

Un esempio? Eat Food, Not Too Much, Mostly Plants. 

E’ il mantra del giornalista statunitense Micheal Pollan,  noto come autore di libri-inchiesta sul cibo. Eat food, cioè “mangia cibo vero” senza additivi o elementi aggiuntivi di dubbia provenienza, non edulcorato, degrassato, idrogenato ecc., Not Too Much: “non troppo” e Mostly Plants: “in maggior parte vegetale”.

Questo mantra, recitato prima dei pasti o meglio mentre si fa la spesa, serve a rammentarci come comporre i pasti: mezzo piatto composto da vegetali, possibilmente di due o tre tipi (così da assimilare contemporaneamente diversi nutrienti, ma anche, purtroppo, per evitare di assumere una quantità eccessiva di eventuali veleni usati in agricoltura), un quarto di piatto composto da cereali, meglio integrali, l’ultimo quarto da proteine animali o vegetali, a turno. La libertà di scelta, in questo ambito, diventa gratificante, perché ci consente di essere protagonisti nella composizione della propria dieta e quindi più consapevoli e più felici. I veri artefici del nostro progetto.

Magari per qualcuno i problemi derivano dai fuori pasto, il mantra giusto allora potrebbe essere “Nulla senza posate”. E se ci invitano a un pranzo di matrimonio? “Solo con la mano sinistra” (o la destra, se siete mancini) ci aiuterà a stancarci prima di essere satolli.

E verrà il giorno.

thedate

Il Popolo in sovrappeso, così come il Popolo fumatore, è sempre all’erta, in attesa di notizie sulla grande scoperta che lo porterà finalmente a smettere di essere fuori forma o di dipendere dal fumo.

E’ nei sogni più intimi, nelle più segrete ambizioni, nei progetti più arditi: quel giorno in cui ci si sentirà liberi definitivamente, senza colpe e senza sacrifici. Come nell’Apocalisse di Giovanni, il fatidico giorno in cui riceveremo la Rivelazione.

Ok, ma se è proprio questo che ci serve… non potremmo fabbricarcelo su misura questo benedetto giorno?

Save the date!

Sì: facciamo le cose in grande, come se stessimo organizzando un evento mitico. Come lo vogliamo fare? Beh è ovvio che, al cospetto degli Dei della Dieta, come minimo dovrà esserci un po’ di sacralità. Ok. E delle promesse? Certamente! Un etto di simbologia, un pizzico di mistero, un pugno di convinzione, una manciata di aspettative e un chilo e mezzo di impegno.

Scegliamo con calma una data interessante, lontana da tutte le feste conosciute: un numero simpatico, un giorno della settimana affascinante. Diamoci tempo un mese o poco più e cominciamo i preparativi.

Prendiamo tutte le informazioni che ci servono. Cerchiamo dei testi sulla nutrizione, dei libri sulla PNL, ripeschiamo le vecchie esperienze, valutiamo un corso online, un’iscrizione in palestra, una puntatina al parco più vicino o a una sala da ballo, creiamo una playlist di video con esercizi fattibili, e, soprattutto facciamo tutti i compiti a casa consigliati dagli Dei della Dieta.

Allo stesso tempo immaginiamo il nostro giorno speciale, il giorno in cui inizieremo a fare sul serio. Sarà un giorno di ferie? Ci concederemo quella passeggiata lungofiume? Andremo al mare, in villa, a ballare, in bicicletta, in canoa? E poi? Inviteremo un amico speciale, scriveremo una lettera agli Dei, bruceremo dell’incenso, indosseremo un braccialetto speciale? Gustiamoci l’attesa,

Sara ha scelto un lunedì di primavera. Ha preso un giorno di ferie, senza dirlo a nessuno, ed è uscita alla solita ora da casa. Nelle settimane precedenti aveva pensato soprattutto alle sue emozioni. Ce n’era una che voleva assolutamente provare: sentirsi piena di energia. Perciò la prima cosa che le era venuta in mente era il colore arancione.

Ha indossato una nuova tuta nera coi profili arancione, lacci delle scarpe arancione, come lo zainetto, pieno di tutto l’occorrente per la giornata. Prima tappa: la salita sul colle per godersi il panorama e riempirsi gli occhi di bellezza. Trovato il posto giusto, ha steso il telo arancio, si è seduta, si è tolta le scarpe e si è dipinta di arancione le unghie di piedi e mani. Distesa, lo sguardo verso il cielo, respirando profondamente, ha rivolto i suoi pensieri al Dio Esercizio e al Dio Raccoglimento, quindi ha iniziato gli esercizi immaginari.

Ha visualizzato le ginocchia piegarsi verso il petto, poi ha disteso le gambe, una per volta, piedi a martello, 20 ripetizioni senza mai poggiarli in terra, ha mimato il movimento della bicicletta per due minuti, poi ha poggiato i piedi, ginocchia piegate e, con le mani alla nuca, ha sollevato il mento verso il petto più e più volte. Il tutto solo con il pensiero, senza muoversi minimamente, rispettando però i tempi giusti, come se fosse fatto dal vero.

Poi si è seduta e ha continuato immaginando dei piegamenti verso le punte dei piedi, a gambe larghe e poi unite, delle torsioni del busto, poi del collo, ha roteato le spalle, poi le braccia e si è piegata verso destra e verso sinistra 20 volte. Sempre senza muoversi.

Quindi si è alzata, a gambe larghe ha immaginato di piegare le ginocchia e raddrizzarle, a busto eretto e braccia tese in avanti, ha curato la respirazione e continuato fino a immaginare tutti gli esercizi che le venivano in mente.

Di nuovo seduta, ha bevuto un po’ d’acqua, poi ha preso a scrivere sul quadernino delle liste, tutti gli esercizi che ha fatto.

Quindi li ha fatti tutti sul serio, con infinita calma e precisione!

Scesa dal colle ha passeggiato in città, si è seduta su una panchina di fronte a un bar e si è immaginata mentre ordinava la colazione. Ha scelto cibi semplici e leggeri, una spremuta di arancia, uno yogurt, un bel caffè. Ha immaginato i gusti fino a sentirne i sapori.

Poi è entrata nel bar e ha fatto tutto quello che aveva immaginato, molto, molto lentamente.

Per il resto della giornata si è divertita ad assaporare gli angoli più belli della sua città. E’ entrata nelle chiese, ha ammirato piazze, giardini e fontane. Per pranzo, dopo averlo gustato col pensiero, ha scelto un panino integrale col prosciutto e una mela.

Non ha mai avuto fame, non si è mai sentita stanca. Solo in pace, soddisfatta e serena.

 

La lista delle liste

Alla Dea Lista bisognerebbe fare un monumento… Vabbè, forse è troppo. Dedichiamole però almeno un quaderno. Lo scegliamo rigido, robusto, piccolo abbastanza da portare sempre con se, magari con la penna integrata, pronta per mettere in lista anche l’ultimo pensiero.

Dicevamo tempo fa che per cominciare a ragionare sulla nostra situazione, avremmo dovuto fare delle liste così:

Lista n. 1: i desideri che alimentano la mia voglia di tornare in forma.
Lista n. 2: i traguardi che costelleranno la mia lunga gara.
Lista n. 3: i premi che mi spettano per ogni traguardo.
Lista n. 4: le abitudini che voglio lasciare.
Lista n. 5: i nuovi comportamenti che voglio abbracciare.
Lista n. 6: cose da mangiare buonissime che non fanno ingrassare.

E inoltre abbiamo fatto liste anche così:

A. 10 cibi pericolosi per la linea che però ci fanno impazzire.
B. 10 cibi nostalgici, dalla cucina di nonna.
C. 10 cibi che usiamo per calmarci i nervi.
D. 10 cibi light che invece ci piacciono molto.
E. 10 cibi veramente sani.
F. 10 dessert che potrebbero non essere così ingrassanti.
G. 10 contorni decisamente interessanti.
H. 10 secondi piatti appetitosi, ma leggeri.
I. 10 spuntini rompifame innoqui.
L. 10 colazioni sane e gustose.

La Dea Lista

Lista


La piccola Lista, nona di dodici figli, nacque dall’amore per la disciplina e la programmazione, che il Dio Padre Fuoco e la Dea Madre Acqua donarono all’Isola di Luanda, per far progredire il popolo nel benessere. 

Prima della sua nascita, infatti, le idee e i progetti sfuggivano di mente ai luandiani e si affollavano in nubi concentriche intono al vulcano Supervio. Il Padre Fuoco riusciva a leggerli, ma il calore proveniente dal vulcano li scioglieva, prima che potessero essere annotati e reinviati ai loro proprietari per essere messi in pratica.

Di comune accordo con la Dea Madre, dunque, diedero alla luce la Dea Lista e la mandarono fra gli umani, perché insegnasse loro la determinazione gioiosa, che è quella che si prova quando si realizzano i progetti desiderati.

Come la Dea scese sull’Isola, nacquero numerose piante di papiro, che subito trasformarono in carta le proprie foglie. Lista, quindi, insegnò ai Luandiani la scrittura e promosse la realizzazione di liste ed elenchi, donando agli umani consapevolezza e determinazione per concretizzare i propri sogni.

Si parla di Liste anche qui.

Perché non facciamo tutto al contrario?

Tante volte abbiamo iniziato una dieta, seguendo il programma alimentare proposto. L’abbiamo fatto pensando che sarebbe stato per un periodo limitato nel tempo,  che avrebbe dato un qualche risultato e che poi avremmo potuto tornare alla nostra vita.

E invece abbiamo perso solo il tempo… per dimagrire e poi tornare come prima.

Ormai due o tre cose sull’alimentazione le sappiamo. Conosciamo l’effetto di certi cibi sul nostro girovita: quelli che lo allargano e quelli che lo stringono. Possibile che ci sentiamo liberi solo se preferiamo i primi?

Vediamo se è vero.

Torniamo a chiedere l’aiuto della dea Lista. Facciamo qualche elenco.

A. 10 cibi pericolosi per la linea che però ci fanno impazzire.

B. 10 cibi nostalgici, dalla cucina di nonna.

C. 10 cibi che usiamo per calmarci i nervi.

D. 10 cibi light che invece ci piacciono molto.

E. 10 cibi veramente sani.

F. 10 dessert che potrebbero non essere così ingrassanti.

G. 10 contorni decisamente interessanti.

H. 10 secondi piatti appetitosi, ma leggeri.

I. 10 spuntini rompifame innoqui

L. 10 colazioni sane e gustose.

Lo sforzo mentale per riempire queste 10 liste sarà ripagato. Una volta finto il compito, infatti, avremo scoperto qualcosa in più sui nostri gusti: alternative interessanti, sapori antichi di cui ci eravamo dimenticati, piatti leggeri senza essere insapori ecc.

E ora viene il bello. Costruiremo il nostro regime dietetico, mescolando i cibi dei diversi elenchi. Ovviamente in quantità minima i cibi degli elenchi A B e C, senza sensi di colpa con le liste E F H e L, a volontà con gli altri. Ottenendo comunque un’alimentazione varia, gustosa, leggera e, soprattutto su misura per noi.

Qualche esempio?

Lorena ha scelto, fra i cibi light della lista D: fragole, ananas, pera con cubetti di caciottina, yogurt bianco aromatizzato al caffè, risotto integrale con seppie, peperoni arrostiti, petto di pollo al curry, vellutata di zucca e cipolla, orata al forno con scaglie di mandorle, spiedino di salmone fresco e zucchine, melanzane grigliate all’aceto, involtini di bresaola e stracchino…

Franco, nella lista L ha messo, per colazione: pane integrale tostato con marmellata di arance, fatta in casa col fruttosio; uovo alla cocque e crackers integrali; frappè di latte scremato con fragole e ghiaccio; yogurt greco con frutta e fiocchi d’avena…

La giornata tipo di Lorenza è: Spremuta di pompelmo, panino integrale tostato con ricotta vaccina e caffè americano per colazione; una pera come spuntino, con un cubetto di parmigiano reggiano; a pranzo insalatona mista con scarola, carote, rucola e finocchi, più straccetti di manzo scottati, olio E.V.O. a crudo, poco sale e spezie con un pacchetto di crackrs integrali e senza sale; the verde con una tartina alle olive nel pomeriggio; zuppa di cavolo nero per cena, seguita da cosciotto di pollo senza pelle, al rosmarino e insalata.
Sono i suoi gusti, le sue scelte, i suoi piaceri quotidiani.

E le altre liste?  Working in progress.

Il Pilota Automatico

pilota automatico

Siamo su questo pianeta, come ominidi, da 5 o 6 milioni di anni e come specie siamo un vero successo: abbiamo resistito a considerevoli stravolgimenti climatici, carestie, epidemie e non ci siamo estinti.

Il modello di punta è l’individuo con tendenza a ingrassare, un vero gioiello: consumi bassi, serbatoio capiente, estrema resistenza alle carestie. Se è di sesso femminile è il modello giusto per portare avanti la specie: vive più a lungo e può portare a termine più gravidanze.

Solo recentemente, forse neanche 200mila anni fa, abbiamo iniziato a sviluppare la mente razionale e quel che ne consegue: il linguaggio, seguito dalla comunicazione, la scrittura e le tecnologie, dalle primissime, come lance, frecce, pugnali, fino alle più sofisticate apparecchiature odierne.

Ancora oggi, però, siamo più a nostro agio nel riconoscere i luoghi che le funzioni matematiche e a memorizzare i tragitti, invece dei brani scritti. La gran parte della nostra mente, perciò, quella inconscia e istintiva che ci ha salvato più volte la vita, insegnandoci la differenza fra ciò che ci faceva bene e ciò che poteva farci del male, ragiona per immagini e sensazioni.

Se usassimo solo la mente cosciente e razionale, un po’ come il vulcaniano Doctor Spock di Star Trek, dedurremmo che se fossimo persone che mettono sù peso con facilità, dovremmo mangiare meno di quelle che assimilano poco e lo faremmo senza problemi.

Invece siamo ostaggio della nostra parte inconscia, che è quella che fa la gran parte del lavoro. E’ lei che guida l’auto fino a casa, mentre la mente razionale pensa a cosa metter in tavola per cena.

Per anni abbiamo immagazzinato dati e confezionato procedure automatiche, programmando la nostra parte inconscia. Lei ora ci allontana dalle cose che scottano, mette le mani avanti mentre stiamo inciampando, ci fa diffidare dei funghi velenosi come dalle persone invadenti, ci provoca il disgusto salvandoci dai cibi avariati e ci fa telefonare agli amici quando abbiamo bisogno di calore umano.

E, purtroppo, sempre lei ci fa venir voglia di accendere un’altra sigaretta, di bere ancora un po’ di vodka, di finire il pacchetto delle patatine anche se siamo satolli, di spingere l’acceleratore fino in fondo per sentire l’ebbrezza della velocità o peggio ancora.

Non è cattiva. L’abbiamo disegnata noi così. Eravamo il suo unico target e lei è il frutto delle nostre risposte ai suoi continui sondaggi.

Quel sorrisone soddisfatto che facevamo quando nonna ci dava una caramella e lo spavento che abbiamo provato cadendo dalla bicicletta, sono andati a riempire determinate tabelle, da cui oggi derivano il nostro amore per i dolci e l’antipatia per il movimento.

Bene. Ora però come si cambiano le cose? Ci sono cambiamenti che avvengono naturalmente e col tempo, come quando a 16 anni ci siamo accorti che i cartoni animati non ci interessavano più, mentre l’hard rock diventava la nostra passione. Può darsi che, se aspettiamo con pazienza, anche la pizza con la mozzarella ci verrà a noia, mentre un’oretta di corsa tutte le sere diventerà un’irrinunciabile abitudine.

Sì, certo, come no.

Oppure possiamo cominciare a cercare un dialogo con la nostra parte inconscia, per trasmettergli cosa vogliamo ora, veramente.

Tra il dire e il fare, c’è da remare.

barca

Sappiamo quasi tutto ormai, su quel che dovremmo fare per il nostro benessere, ma non ci riesce di iniziare a farlo.

Perché fra il dire e il fare non c’è quel bellissimo, azzurro, fresco e spumeggiante mare, c’è invece da remare, quindi da faticare.

E a chi piace la fatica? O meglio: come si fa a farsi piacere la fatica?

Quale, fra gli Dei della Dieta, potrebbe darci un suggerimento?

Il Dio Desiderio e il Dio Premio, sicuramente aiutano. Il primo accende il desiderio del successo e il secondo offre una ricompensa, il Dio Esercizio aiuta ad accelerare il processo, ma poi è il Dio Riscatto a portare a casa la mèta. E un grosso lavoro

Vediamo le fasi.

Qual è il nostro desiderio? Lo facciamo per la salute? Acqua… Per la forma fisica? Fuochino… Per sentirci più belli? Focherello. Per riuscire finalmente ad essere uguali a quelli che vorremmo essere? FUOCO!

Allora cominciamo ad alimentare il nostro desiderio. La Dea Lista ci suggerisce di scrivere 10 desideri, correlati al dimagrimento, ma devono essere 10 desideri brucianti. Vediamone alcuni.

Lea vuole dimagrire perché vuole finalmente trovare la sua taglia, anche in quei negozi dove sopra la 46 non esiste nulla. Renata vuole dimostrare a sua sorella che dimagrendo potrebbe tornare a essere più bella di lei, come 20 anni fa. Roberto è stanco di sudare troppo, perciò vuole perdere peso prima che arrivi il clima torrido. Serena vuole mettersi lo smalto sulle unghie dei piedi, senza dover trattenere il fiato per arrivarci. Giuliano vuole mettere su più massa magra che può, perché sa che così potrà bruciare calorie anche da fermo, potendosi quindi permettere qualche strappo alla regola. Carolina ha chiuso un capitolo della sua vita e cerca un nuovo amore, però non si sente abbastanza sexy, da buttarsi in pista. Remo è giovanissimo e ha paura di non piacere alle ragazze, finché non sarà normopeso. Moreno è stanco di sentirsi troppo pesante, e di avere sempre mal di piedi e a tutte le ossa. Katia vuole rientrare nel suo guardaroba dell’anno scorso. Giuseppe vuole sentirsi finalmente un figo. Ornella vuole essere messa in prima fila dalla sua insegnante, al prossimo saggio di danza.

Allora procuriamoci un quadernino, reale o virtuale (potreste prendere in considerazione l’idea di crearvi un blog in rete), dedichiamolo alla Dea Lista, e inauguriamo l’era delle liste.

Lista n. 1: i desideri che alimentano la mia voglia di tornare in forma.

Lista n. 2: i traguardi che costelleranno la mia lunga gara.

Lista n. 3: i premi che mi spettano per ogni traguardo.

Lista n. 4: le abitudini che voglio lasciare.

Lista n. 5: i nuovi comportamenti che voglio abbracciare.

Lista n. 6: cose da mangiare buonissime che non fanno ingrassare.

E quanto altro vi passa per la mente…

Il Dio Premio

Premio

La gratificazione ci fa andare avanti: non riusciamo ad impegnarci senza guadagno. Più che giusto: questo dare/avere regola molti aspetti della nostra vita, dal bilancio economico, a quello energetico.

Dunque: cosa ci spinge avanti?

Se il desiderio si fa strada per la mancanza di qualcosa, il premio, invece, arriva come panna sul gelato, come pioggia sul bagnato, come la gioia in un cuore felice.

Il Dio Premio è il più piccolo degli Dei: argento vivo, corre tutto il giorno e non è mai stanco. Il suo è un mestiere gioioso: regala soddisfazione e dona nuove energie. Nacque settimino, perché aveva fretta di scoprire il mondo, è un entusiasta convinto, sempre allegro e ottimista, sa come motivare i Luandiani e li spinge sulla strada giusta.

Nella nostra ricerca della forma perfetta, ma anche solo più salutare, il Dio Premio giunge a ricompensare le nostre fatiche. Arriva dunque quando il successo c’è già stato e la gioia è già presente. Rappresenta però quel suggello che marcherà il nostro cammino, insegnando alla nostra mente a premiare un comportamento positivo, che ha portato buoni frutti.

E se il meccanismo riesce a radicarsi, avremo imparato a cercare la soddisfazione altrove, invece che nel cibo, che ai nostri occhi diventerà sempre meno importante.

Possiamo chiamare il Dio Premio a intervalli regolari. Ogni due chili persi? Ogni 3 giorni senza abbuffate? Ogni settimana di esercizio regolare?

E in cosa consisteranno questi premi? Nulla di alimentare, ovviamente, ma qualcosa di positivo. Un libro che volevamo leggere, una borsa, un portafogli, un cappello, un profumo. Un biglietto per un cinema, per una mostra o per lo stadio. Qualcosa che ci regali l’energia giusta per continuare a perseverare e vincere ancora premi. Così, di premio in premio, sarà più emozionante arrivare alla meta.